San Salvatore 2 - San Pietro

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La letizia francescana...


SAN SALVATORE DA HORTA
Appuntamento bisettimanale con la storia del “Pellegrino di Dio”

2° PUNTATA

 
La Vocazione, mistero semplice
 
Salvatore non rimase molto con i monaci, presto scese da quel monte con la sensazione che quell’altezza fosse troppo per lui. Già negli anni della sua infanzia a Coloma e successivamente a Barcellona, aveva avuto modo di incontrare i frati di San Francesco di Assisi, di loro si parlava molto; c’erano quelli più “importanti” che nel loro predicare la Parola di Dio attiravano le folle ammirate ed entusiaste: era anche il tempo della nuova eresia e c’era bisogno di parole chiare e forti. Ma c’erano anche frati più semplici, scalzi i più ed illetterati altri, che addirittura andavano di casa in casa a chiedere la carità e si trovavano perfettamente a loro agio con la povera gente; l’istinto del povero lo spingeva verso questi ultimi, così diversi. Non c’è da meravigliarsi, la storia della vocazione è una storia “antica”, è Dio che chiama, da lontano; chiama te, da prima di te. Il progetto di Dio su un uomo è depositato da sempre nel cuore di quest’ultimo, come un seme, vivo, che dorme per tutto il tempo che Dio vuole fino alla stagione propizia, conosciuta solo da Dio. Poi, improvvisamente, qualcosa succede, magari di banale, e quel seme si agita, si ha la sensazione di avere dentro qualcosa di vivo che non si pensava di avere; che succede nel cuore? Qualcosa si muove, qualcuno muove tutto ed ecco una nuova certezza, tutta interiore.
 
I tanti biografi che riferiscono di San Salvatore, raccontano dell’angelica vita del fanciullo, del giovinetto, portato, per testimonianza di tutti, alla preghiera: la sua bontà istintiva e la sua semplicità; in quel campo vergine palpitava il seme di Dio. Al momento giusto, fu l’ora della chiamata, è vocazione!
 
 
Il richiamo della periferia
 
Salvatore sapeva del convento dei frati di Santa Maria di Gesù che godeva buona fama di vita francescana e per questo si diresse lì, bussò alla porta del dei frati di Barcellona che si trovavano in periferia.
 
Era il 3 maggio del 1514, il ragazzo aveva vent’anni e chiedeva ai frati di poter essere uno di loro, magari come quelli che tante volte aveva visto passare per le strade: aria buona e disarmante. Dovunque bussassero offrivano un sorriso, un augurio di buona salute e di pace, e ne ricevevano in cambio l’elemosina da parte della carità che è da Dio e il sorriso di ringraziamento. Salvatore sentiva che poteva farcela ad essere un poverello come lo fu Francesco di Assisi ma non aveva altro credito che il desiderio e quella “certezza” dentro al cuore.
 
Il padre Ministro Provinciale, superiore di tutti i frati di Catalogna, che aveva il potere di accogliere o meno i “postulanti”, quel desiderio glielo dovette vedere subito negli occhi e non ebbe bisogno di fare domande difficili ed approfondire la richiesta. Forse il ragazzo si sarebbe un po’ perso nel cercare di spiegare ciò che nel suo cuore era così semplice. Al Padre Provinciale bastarono quegli occhi e così, Salvatore, potè subito buttarsi nell’avventura del divenire frate Minore nell’Ordine di San Francesco di Assisi.
 
 
 
3° PUNTATA  (potrai leggerla il 16/02/2016)
 
SAN SALVATORE DA HORTA: Chiamato alla “perfetta letizia”
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