Messaggio 7 - 241114 - San Pietro

Vai ai contenuti

Menu principale:

Catechesi Boanerghes
 

7° Appuntamento con le Catechesi per i giovani “Boanerghes”
 
Brevi spunti per la riflessione
 
p. Stefano Cogoni
 
 Convento Frati Minori Sassari - 24.11.2014
 
 
Testimonianze dei profughi provenienti da Lampedusa
 
 
Ciao caro/a amico/a bentornato!
 
Nel nostro cammino verso la Libertà quella con L maiuscola che colma una vita e che vale la pena di perseguire, vivremo l’incontro con altri testimoni della fede. Forse negli appuntamenti precedenti ti sarai detto/a o avrai pensato che i personaggi che abbiamo incontrato fossero troppo lontani dalla tua realtà, dalla società odierna e inseriti in un contesto socio-culturale  e religioso che è mutato in 2000 anni.
 
Ricordi che abbiamo parlato di scelte, abbiamo parlato di mettersi in viaggio ed abbiamo parlato di guardare le cose con occhi nuovi, senza più sentirci il centro delle sfortune del mondo; Gesù ci ha anche detto che nel metterci in movimento è necessario confrontarsi con un’alterità cioè una persona che non sia Tu! Ancora è fondamentale riconoscersi bisognosi e chiedere aiuto; vedi vivere una vita da Santi non significa fare tutto perfettamente ma lasciare che Dio utilizzi la nostra quotidiana imperfezione per portare frutto nella nostra vita, lasciare che nel nostro ordinario (santo) si realizzi lo straordinario progetto di pace che Dio ha per tutti noi.
 
Allora, oggi, vorrei presentarti quattro ragazzi con un età compresa tra i 20 e i 31 anni, si chiamano: Innocent, Gugucuchanè, Mattis e Kano. Questi amici vengono tutti dalla Nigeria e sono profughi, rifugiati politici qui in Italia e in particolare nella città da cui scrivo, Sassari.
 
Ti racconto: ecco che mentre celebravo la S.Messa ho visto questi quattro giovani entrare e mi sono chiesto che ci facessero nel Santuario di San Pietro in Silki, finita la Celebrazione Eucaristica mi sono voluto avvicinare per fare una chiacchierata con loro. Cosi ho pensato di riportarti le loro storie di vita che hanno avuto modo di testimoniare davanti al gruppo di ragazzi che seguono le catechesi “Boanerghes” qui nel Santuario.
 
Come ti ho detto tutti sono scappati dal loro paese di origine: chi perché non aveva un lavoro che gli permettesse di aiutare la propria famiglia, chi è dovuto fuggire perché era di fede cristiana e rischiava la vita e chi, invece, è dovuto andar via perché il fattore culturale-religioso gli impediva di rimanere nel proprio villaggio di origine.
 
 
 
Innocent:
 
 
Lui ci racconta di avere 31 anni, di essere figlio primogenito della seconda moglie del padre e di aver dovuto interrompere la scuola per prendersi cura della famiglia. Insieme al fratello è  andato in città per cercare un lavoro che gli permettesse di provvedere alla esigenze famigliari ma presto si dovette trasferire in Libia per cercare qualcosa di più redditizio. Ci dice che nella guerra del 2010 le due fazioni in lotta erano i cristiani contro i musulmani, cercando di salvare la propria vita e quella dei suoi cari è arrivato a Lampedusa. Molti di loro hanno cercato rifugio nelle regioni limitrofe alla Stato libico ma il pericolo di essere perseguitati era alto, per questo si sono diretti verso l’ Italia.
 
Dice: “Siamo qui cercando di vivere la fraternità, ci aiutiamo l’uno con l’altro e ringraziamo Dio. Ogni cosa a cui penso anche la notte è rendere grazie a Dio, tutto ciò che ho e le persone che ho vicino sono tutti doni di Dio. Vorrei cercare qualcosa da fare qui in Italia per potermi guadagnare da vivere e non gravare sullo Stato. Vi benedico tutti nel Nome di Gesù e vi ringrazio di essere stati qui”.
 
 
Gugucuchanè:
 
 
Questo ragazzo, di fede cristiana, ha conosciuto in Nigeria, una ragazza, di fede musulmana, con cui ha avuto una relazione ed un figlio.
 
Il conflitto religioso ha subito visto entrambe le famiglie contrarie all’unione dei due giovani, in particolare al nostro amico è stato chiesto di convertirsi all’Islam fatto che l’ha segnato molto e gli ha causato un forte momento di crisi personale.
 
Il padre di lui gli promise che non lo avrebbe più sostenuto economicamente se avesse continuato quella relazione; allo stesso tempo, i genitori di lei gli hanno impedito di vedere la sua fidanzata ed il loro figlio appena nato.
 
Le cose non si mettono bene per lui e fu arrestato perché cristiano, i poliziotti quando era in prigione gli fecero capire che il potere era in mano ai musulmani e che l’unica soluzione era convertirsi all’Islam.
 
Perse tutto: il supporto della famiglia, la donna che amava, il figlio.
 
Ha lasciato la Nigeria direzione Libia, dove è arrivato nel 2012; con il suo lavoro mandava i soldi alla madre perché il padre non lo considerava più un suo figlio, da allora non ha più notizie di sua moglie e suo figlio.
 
Durante la guerra a Tripoli, gli scontri si sono fatti sempre più cruenti ed erano colpiti soprattutto i cristiani, non potendo rientrare in Nigeria, con un barcone, è venuto in Italia.
 
Dice: “Io vivo questi giorni in ansia per mio figlio e mia moglie che ho lasciato in Nigeria ma ieri ho avuto la possibilità di andare in Chiesa, ci siamo sentiti accolti dai frati..ci sentiamo in qualche modo a casa, la Chiesa è la nostra casa”.
 
 
Mattis:
 
 
Ha perso il padre all’età di 7 anni ed ha passato gli anni dell’adolescenza in una casa di accoglienza cristiana. Da adulto si occupava di frigoriferi-impianti di refrigerazione. E’ scappato il Libia perché c’era la guerra in Nigeria ma la situazione non è cambiata di molto. Prima della guerra succedeva che i clienti, di fede islamica, non pagavano il lavoro fatto perché lui era cristiano. Ha dovuto lasciare la Libia dopo gli scontri e per questo è qui. Dice: “Vi chiedo aiuto, abbiamo bisogno di aiuto; abbiamo la possibilità di camminare ma non abbiamo diritti qui, non possiamo cercarci lavoro. Vi ringrazio per avermi accolto e per l’aiuto che ci darete. Siamo grati per oggi”.
 
 
Kano:
 
 
Il più grande problema che ha dovuto affrontare è stato a casa sua, la madre è morta dando alla luce lui e sua sorella gemella.  Nel suo villaggio i gemelli sono uccisi e non accolti. Il padre si è rifiutato di soccombere alla situazione, cosi è scappato portando via i suoi due bambini; sono fuggiti per non essere uccisi. Anche da adulti non possono tornare al villaggio perché il loro essere gemelli li etichetta come immondi.
 
Riferisce che la sorella è rimasta in Nigeria, quando è partito era ammalata ed ora non sa cosa le sia successo.
 
La disperazione più grande deriva dall’aver passato tutta la vita con la sorella cercando di sopravvivere, completamente abbandonati. Allora ha pensato di andare in Libia per trovare un lavoro che gli permettesse di prendersi cura di se stesso e della sorella.
 
Dice: “È grazie a Dio se posso raccontare tutto questo, Lui ci ha protetti dalla guerra e dalla follia omicida degli abitanti del mio villaggio. In Libia pulivo le case e le strade. Il mio obiettivo principale era quello di racimolare dei soldi per andare via dalla Libia per vedere quale strada Dio mi voleva mettere davanti. Ecco perché sono qui, sono felice e grato a Dio per avermi portato via da quel luogo. Ringrazio Dio perché ieri sono rientrato in Chiesa”.
 
 
Insieme a questi fratelli vorrei Benedire il Signore perché mi accorgo che noi abbiamo tutto ma, spesso, ci mancano ancora “quelle lenti nuove” di cui abbiamo parlato nella scorsa catechesi che ci permettono di vedere l’opera di Dio nella nostra vita. Questi ragazzi nonostante le continue tragedie che hanno affrontato ringraziano Dio, testimoniano che Lui ha un progetto per loro e vivono colmi di speranza per il futuro, trovando la forza in quella casa che tutti accoglie che è la CHIESA. Uno di loro concludendo, disse: “Essere qui è un segno di Dio, voglio sapere dove Lui mi vuol condurre”.
 
E tu… Vuoi conoscere dove Dio ti vuole condurre?
 
Loro incarnano una Parola del Vangelo che trovi nella Lettera ai Romani 8,28-38 ed è espressione della Misericordia di Dio e del Suo modo di pensare: “ Del resto, noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio, che sono stati chiamati secondo il suo disegno.  Poiché quelli che Egli da sempre ha conosciuto li ha anche predestinati ad essere conformi all'immagine del Figlio suo, perché Egli sia il primogenito tra molti fratelli;  quelli poi che ha predestinati li ha anche chiamati; quelli che ha chiamati li ha anche giustificati; quelli che ha giustificati li ha anche glorificati.
Che diremo dunque in proposito? Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?  Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà ogni cosa insieme con lui?  Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio giustifica.  Chi condannerà? Cristo Gesù, che è morto, anzi, che è risuscitato, sta alla destra di Dio e intercede per noi?  Chi ci separerà dunque dall'amore di Cristo? Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?  Proprio come sta scritto:
Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno,
siamo trattati come pecore da macello.
Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di Colui che ci ha amati.  Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire,  né potenze, né altezza né profondità, né alcun'altra creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore.
 
 
“La luce splende nelle tenebre”
 sempre…(Giovanni 1,5)
 
 
Salute e Pace.

scarica in pdf



   Se vuoi lascia un tuo commento...
               Il messaggio sarà totalmente privato       



Torna ai contenuti | Torna al menu