Messaggio 18 - 020315 - San Pietro

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Catechesi Boanerghes
 

18° Appuntamento con le Catechesi per i giovani “Boanerghes”
 
Brevi spunti per la riflessione
 
p. Stefano Cogoni
 
 Convento Frati Minori Sassari - 2.03.2015
 
 
 
 
Bentornato/a caro/a amico/a!
 
Continuiamo il nostro cammino verso la felicità e lo faremo proprio partendo da questa parola “bentornato” che esprime tutta l’attesa e il desiderio di un incontro. Infatti nell’iniziare oggi la 5° Beatitudine: Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia” (Matteo 5,7), ti parlerò del grande desiderio di Dio per noi, per te! Egli è Padre ed ha seminato dentro di noi la vitalità, l’essere presente, ha seminato sul nostro cammino l’opportunità di un incontro, quello che ti cambia la vita e ti dona la libertà, e quest’ultima tu l’hai già nel tuo “dna” di Figlio Redento dal Sangue di Cristo:
 
Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre! Quindi non sei più schiavo, ma figlio; e se figlio, sei anche erede per volontà di Dio” (Dalla Lettera di S.Paolo ai Galati capitolo 4 versetti 6-7).
 
Infatti la tua libertà è stata acquistata a caro prezzo ed è conseguenza del tuo essere figlio, la tua crescita invece dipende da quanto lascerai agire lo Spirito Santo nella tua vita, infatti per cogliere l’opportunità di quell’incontro hai bisogno dello Spirito di Dio che dimora in te fin dal Battesimo.
 
Ma ritorniamo a quel seme di vitalità che abbiamo identificato con l’essere presenti ma che significa ti starai chiedendo; vedi, sotto intende l’essere coscienti che Dio ha seminato in noi, Lui vuole che tu sappia che ti ha usato misericordia attraverso la quale ti mostra come camminare. Dio ti usa misericordia perché tu a tua volta sia misericordioso ma l’esserlo presuppone una maturità acquisita nell’incontro con Dio stesso, fondata sulla scelta di appartenere solo a Dio perché tu possa sperimentare l’unicità. Quante volte invece, nelle tue esperienze, ti trovi ad essere un uomo/donna diviso, spezzettato; facciamo degli esempi: “non sei mai appagato/a dalle esperienze che vivi nella Chiesa e ti ritrovi a frequentare qualsiasi ritiro, incontro di preghiera o catechesi”, “la parola di quel sacerdote non ti basta, e chiedi 10/20/30 volte le stessa cosa a più sacerdoti o amici/conoscenti ecc”, “sei fidanzato/a ma nel tuo cuore c’è l’agitazione, non riesci ad essere felice, non ti accontenti, vorresti essere e godere di altri momenti con altre persone” ecc., ma fratello/sorella fermati! Tutto questo non è di Dio, abbiamo detto negli incontri precedenti che nella tua difficoltà devi ricercare Dio per avere risposte certe, invece continui a cercare le risposte alle emozioni derivanti dai tuoi disagi. Vedi, il rischio è quello di essere come una canna sbattuta dal vento, l’hai mai vista? Oppure è come essere una bandiera in riva al mare? Hai presente?
 
Questo saltellare da un luogo all’altro a volte può sembrare anche buono ma questo produce esperienze con un’unica radice esperienziale, l’alternanza; questa ti porterà ad essere un giorno di Dio e un giorno di te stesso con la conseguenza che non sperimenterai la Sua Misericordia e non potrai esserne strumento perché non ci sarà spazio vitale in te affinché Dio faccia ed usi Benevolenza.
 
Spesso Dio agisce la sua azione benevola quando noi ci troviamo nell’aridità e quindi nel deserto, detto in poche parole nelle nostre situazioni di vita ingarbugliate, quelle da cui ti fai prendere dall’agitazione, dallo sconforto; le stesse che ti portano ad essere una scheggia impazzita che mendica consigli da chiunque e si lascia guidare dalle emozioni. Ecco, in questo stato, hai la possibilità di fare quell’incontro… il quale se non preparato nel tuo cuore con un cammino e uno stile di vita pacato (cioè con la consapevolezza di essere bisognoso e non perfetto) allora potrebbe ingannarti non facendoti accorgere dell’unica mano tesa che ti può aiutare, quella di Dio. Potresti invece vivere quell’incontro con superficialità che ti porterà a sperimentare la sterilità, cioè il non portare frutto. Vorrei portarti un esempio quello dei 10 lebbrosi guariti da Gesù, tutti l’avevano incontrato, tutti erano stati guariti ma solo uno tornò da Lui perché? Perché solo quella persona sperimentò l’unicità di Dio nella Sua vita, solo quel lebbroso senti che non per forza, non per potenza, non perché gli era dovuto ma per la Misericordia di Dio era stato guarito, gratuitamente gli era stata ridata la salute. Quell’uomo era consapevole del suo male, era consapevole di sentirsi bisognoso e arrivò pronto a quell’incontro (il suo cuore era terra fertile), vedi la stessa cosa  succede quando riceviamo il Corpo di Cristo durante la Celebrazione Eucaristica, tu incontri Gesù? Come fai quell’incontro, con il desiderio di essere trasformato o con l’intento di assolvere un “rituale”? E come torni a casa, cambiato o no?
 
Vedi l’incontrare Gesù, sperimentare la Sua misericordia provoca in noi un movimento profondo che parte dalle viscere invece capita che spesso ci sentiamo appagati e ci accontentiamo, non sperimentando il tocco dell’amore di Dio che porta vita nuova e vitalità.
 
Ma andiamo più in profondità, quell’andare a  toccare le viscere, se ci rifacciamo al significato dato dalla lingua ebraica, ci porta a comprendere che la sua traduzione è anche “utero” allora la Misericordia di Dio è come l’utero di una donna, cioè riporta alla vita, genera vita.
 
Quando rimaniamo ancorati al peccato, anche dopo la Confessione, non accogliamo la vita.
 
In questa 5° Beatitudine l’invito non è a perdonare ma all’essere perdonato, il sentirti tale è l’azione di Dio nella tua vita che deve trasparire nel tuo volto, deve rimanere nella tua memoria affinché porti frutto, donandoti la grazia di perdonare a tua volta. Tutto ciò è possibile solo se sperimenti quell’amore di cui ti ho raccontato prima, esso completa quello che manca nella tua umanità, riscoprendoti uomo libero (Figlio di Dio) e coraggioso (pacato, unico, mite).
 
Allora vorrei farti una domanda, tu ti ami? Perché se non ti ami, se non ti senti amato da Dio, come puoi amare gli altri?
 
Spesso il non amarsi deriva dal non perdonarsi, dal subire un passato giudicante che continuamente punta il dito su di noi dicendo:
 
“sei una persona sbagliata”, “sei un fallito/a”, “sei un peccatore”, “rimarrai solo/a perché non sai portare avanti niente” ecc., e finisce che tu ti identifichi con il tuo errore e cosi ti vedi; ma Dio ti dice tu sei unico/a, tu sei prezioso/a, tu sei bellissimo/a accogli la vita oggi, ho progetti di pace e di bene per te!
 
Nell’Esortazione Apostolica “Evangelii Gaudium”, Papa Francesco ci parla della “gioia dell’incontro”, ecco l’obiettivo di Dio! Esso si realizza quando vieni scomodato ed interrogandoti attraverso le tue aridità, il Signore ti chiede di strappare la tua agendina. Infatti se ci pensiamo, dopo aver ricevuto il Signore, siamo chiamati a portarlo a tutti e nel farlo anche noi ci facciamo strumenti di un incontro che diventa spesso scomodo, scocciante; ecco che qui si comprende  se la nostra testimonianza è fatta di un’evangelizzazione sterile o fruttuosa.
 
Trovare Gesù porta la volontà di portarlo e comunicarlo a tutti, l’incontro matura per attrazione e, cosa ti può affascinare di più se non colui che ha sperimentato il perdono, allora si realizza quella parola che trovi nel libro di Zaccaria 8, 23:
 
Vogliamo venire con voi, perché abbiamo compreso che Dio è con voi
 
Quindi chi incontra Dio ha una nuova consapevolezza, una nuova visione infatti ti vengono proprio dati occhi nuovi, S.Luca discepolo di S.Paolo raccontandone la conversione, dopo l’incontro con Gesù, nel Libro degli Atti degli Apostoli, di lui scrive  che “gli caddero dagli occhi come delle squame e recuperò la vista” (Atti 9,18).
 
Qui è evidente la passione, il desiderio di Dio per noi che dopo l’incontro con Lui dice: “vai, alzati la tua fede ti ha salvato”. Con Gesù si può andare oltre, vorrei che riflettessi sulle dinamiche che si innescano quando sonnecchiamo di fronte al peccato, infatti questo è contagioso e tocca chi hai intorno; sentirti perdonato produrrà gli stessi effetti però amplificati, però effetti derivanti dalla Misericordia di Dio cosicché chi ti vede può dire: “voglio venire con te perché ho compreso che sei un/a uomo/donna di Dio”.
 
Se ti fai, invece, trasportare dagli eventi, se non fai questo incontro attento..attento perché puoi tornare al tuo vomito, cioè al tuo passato.
 
Gli studiosi di storia dicono che non conoscere (o ignorare) gli eventi passati porta una società a ripercorre gli stessi errori, la stessa cosa avviene nella vita quotidiana, vita concreta, vita di fede: se ti dimentichi chi eri, cosa hai fatto e chi ti ha salvato sarai destinato a rivivere le stesse situazioni di desolazione.
 
Incontrare Dio ti fa sperimentare il suo perdono che possiamo tradurre nel sentirsi trattati con dolcezza, Gesù è un gentiluomo e tutta la sua storia è  una storia d’amore perfetto nei confronti degli uomini.
 
La dolcezza, amico/a mio/a.. la dolcezza di Dio è il dono più grande che puoi sperimentare perché attraverso quello sarai capace di essere dono per qualcun altro ..ti sei mai chiesto/a che cosa trova chi ti incontra? …pensaci…
 
Se parliamo di dolcezza dobbiamo anche metterci nelle condizioni di accoglierla, solo una terra feconda può farlo.. a questo devi aspirare, questo devi desiderare, prega con me:
 
Signore allarga i miei confini, apri le porte del mio cuore a Cristo e fa che io sia terra feconda oggi per l’azione del tuo Spirito Santo”.
 
Tante volte abbiamo, purtroppo, paura di essere perdonati perché questo ci richiama a cambiare, ci chiede di fare scelte, il Signore ti dice “vieni ti voglio” ma noi ci irrigidiamo e pensiamo che in fondo in fondo nel nostro “vomito” non si sta cosi male ed allora barattiamo la felicità piena per, ad esempio, il continuare a portare avanti una relazione che è finita ma che almeno ci dà la sicurezza di non restare soli, secondo noi; infatti non sei solo materialmente ma sei diventato un abisso di solitudine dentro, un attore/attrice che recita una parte, una persona di compromesso, sterile.
 
Ma quando invece sperimenti il perdono, la tua vita cambia, le tue scelte cambiano, le tue priorità cambiano e la paura svanisce; cosi si diventa soccorritori, strumenti di misericordia. Non più persone che si giustificano, che ricevono il perdono con astuzia, come viene detto nella Bibbia: queste sono persone che mettono “pezze nuove in vestiti vecchi” oppure “vino nuovo in otri vecchi”. Amico/a mio/a l’azione di Dio ti dona la grazia di avere otri nuove per il vino nuovo, la tua esperienza è preziosa non ti accontentare più, non sentirti apposto, non vivere il perdono in maniera superficiale, ogni giorno la preziosità di Dio si manifesta nella tua unicità.
 
La beatitudine di oggi ci vuole dire che siamo chiamati nell’incontro con Gesù non solo a sperimentare la Sua misericordia ma anche a generarla, cosi nell’Antico Testamento Dio dice: “Siate Santi perché Io, il Signore Dio vostro sono Santo”.
 
Vorrei concludere dicendoti che ogni tuo ritorno a Dio, corona tutta la Sua Speranza che Lui ha posto in te.
 
Chiedi la speranza, non arrenderti … la speranza è collegata alla fede, io spero e credo in ciò che ancora non ho visto ed udito poiché tutte queste cose sono riservate a coloro che amano Dio e vorrei aggiungere… che da Lui si lasciano amare.
 
 
Salute e pace!

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