Messaggio 14 - 020215 - San Pietro

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Catechesi Boanerghes
 

14° Appuntamento con le Catechesi per i giovani “Boanerghes”
 
Brevi spunti per la riflessione
 
p. Stefano Cogoni
 
 Convento Frati Minori Sassari - 2.02.2015
 
 
 
 
Eccoci di nuovo insieme, salute e pace!
 
Oggi ci metteremo in ascolto ed entreremo insieme nella grazia che è data dalla 4° Beatitudine: “Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia perché saranno saziati”.
 
Facciamo una breve ma utile sintesi delle Beatitudini precedenti:
 
a)      La 1° ci comunicava un messaggio di povertà concepita come dono, nel riconoscerla ed accettarla inizia la nostra strada verso la felicità;
 
b)      La 2° ha focalizzato il nostro interesse sullo stato di afflizione, non solo visto come disagio ma soprattutto come la posizione di chi si fa trafiggere il cuore dalla storia dell’altro. Per amare e capire la nostra debolezza dobbiamo sperimentare la compassione e l’empatia;
 
c)      La 3° ci ha fatto capire che la mitezza non è un’inclinazione naturale ma ci indica l’atteggiamento da tenere che è origine di una vita equilibrata e serena. Abbiamo anche compreso che una vita concreta, vissuta con i piedi per terra, è condizione necessaria per un percorso sano e spiritualmente maturo. La mitezza ti struttura come persona, non più remissivo di fronte agli eventi della tua storia ma protagonista; uomo/donna che hanno capito l’importanza di fare scelte concrete, rispettandole; la mitezza è una scelta.
 
Bene, caro amico/a siamo giunti quasi a metà percorso e lo Spirito Santo ci vuole far comprendere, attraverso l’Evangelista Matteo, che le Beatitudini hanno delle caratteristiche ben precise, innanzitutto ci presentano un dono (una pienezza di vita) che va considerato nella dimensione della nostra vita. Hanno l’obiettivo di superare l’esperienze negative della nostra storia.
 
Le Beatitudini sono un’azione che si realizza e nella misura in cui tu la scegli e la vivi sarai beato e ne vivrai la grazia; esse partono da una condizione concreta, la 4° Beatitudine ci dice “Beati quelli che hanno fame e sete” infatti questi “saranno saziati” di “giustizia”.
 
Ma che significa avere fame e sete?
 
Nel Nuovo Testamento ci indicano la necessità fisiologica, un bisogno di sopravvivenza, il mangiare ed il bere appagano questo bisogno ma, nel linguaggio Biblico, indicano anche l’amore per la vita. C’è in gioco tutta la dimensione dell’esistenza, pensa solo quando inizi un digiuno, non sperimenti forse tentazioni che non avevi vissuto prima? O forse quelle che riuscivi a controllare e combattere, non diventano improvvisamente più dure da affrontare? Infatti è dove e quando siamo più deboli che siamo tentati.
 
Biblicamente la fame e la sete evidenziano un’esigenza profonda che nasce dall’anima, ed il Salmo 42, 1-2 ci dà un esempio: “come la cerva anela ai corsi d’acqua, cosi l’anima mia anela a te, o Dio. L’anima mia a sete di Dio, il Dio vivente: quando verrò e vedrò il volto di Dio?”
 
A parlare qui è una persona in esilio, un uomo fuori dalla sua terra, quante volte ci sentiamo fuori posto?
 
Il salmista in questione è un Levita allontanato dal tempio e dal suo cuore eleva il suo canto.
 
Allora la fame e la sete sono associate alla fame e la sete di Dio, possiamo dire che comunicare con Dio è un bisogno “fisiologico” dell’esistenza dell’uomo.
 
Quando Gesù si trovava a Cafarnao ad un certo punto disse: “Io sono il pane della vita, chi viene a me non avrà più fame, chi crede in me non avrà più sete” (Giovanni capitolo 6 versetto 35). È chiaro qui l’invito a condividere, in quel mangiare e bere Lui vuole incontrarci, vuole incontrare te.  Gesù è tuo amico, non tuo avversario, stare con Lui significa saziarsi del cibo più squisito che lascia soddisfatti.
 
Nel Libro dell’Apocalisse capitolo 7 versetto 16 ci viene detto: “ Essi non avranno piú fame né sete”, abbiamo detto che la fame e la sete sono una condizione esistenziale ma il passaggio verso Gesù la modifica, appagandola e trasformandola.
 
Oggi devi cogliere un esortazione che ti viene dalla Parola di Dio, questa Beatitudine ti chiama ad un dovere di onestà:
 
Quale è la tua fame?
 
Quale è la tua sete?
 
Di cosa ti nutri?
 
Di cosa ti disseti?
 
Vorrei ci soffermassimo sul termine “giustizia”, vedi questo non è da intendere come il mondo vuole e cioè la “possibilità di ristabilire l’equilibrio tra le parti”, ma per Dio significa mantenere la parola data, essere fedele a ciò che Lui ha detto.
 
Ritornare a Gesù è tornare alla salvezza, è tornare alle origini ma oggi dobbiamo prendere coscienza di un qualcosa che è fondamentale nella nostra vita, dove sei tu quando Gesù passa? Tu che fai?
 
Gesù passa quando tua moglie non ti comprende e vorresti accusarla o giudicarla;
 
Gesù passa quando sei giudicato e ti senti solo;
 
Gesù passa quando vorresti vendicarti del tuo datore di lavoro, del tuo collega, del tuo amico/a, del tuo vicino;
 
Gesù passa quando rinunci a fare il tuo dovere;
 
Gesù passa quando cadi nel peccato e provi la tentazione della vergogna;
 
Gesù passa quando stai tradendo il tuo fidanzato/a, tuo/a marito/moglie;
 
Gesù passa quando non ti accontenti mai, e passi da uno stato di vita ad un altro;
 
Gesù passa quando sei nel dolore;
 
Gesù passa anche quando sei semplicemente solo in casa e lasci che la tua giornata scivoli via.
 
Gesù passa…e tu..tu che fai?
 
Entrare dentro la volontà di Dio significa provare la giustificazione (salvezza/redenzione) di cui ci parla S.Paolo, infatti la Giustizia di Dio è compiere la Sua volontà.
 
Se non cerchi la volontà di Dio, se non ti metti in cammino rischi di vagare come un mendicante che passa la sua vita ad elemosinare… cosa stai elemosinando oggi? Un bacio, una carezza, un riconoscimento, una stabilità.
 
Scegli e scegli il bene, deciditi e deciditi per Dio, oggi!
 
Se nella tua vita non c’è la felicità vuol dire che il volere di Dio non è in ciò che stai facendo e vivendo, fai la giustizia di Dio e sarai saziato.
 
Il mio augurio è che tu possa trovare la felicità nella giustizia di Dio, nel fare la Sua volontà.
 
 
Salute e pace!

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