Messaggio 13 - 260115 - San Pietro

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Catechesi Boanerghes
 

13° Appuntamento con le Catechesi per i giovani “Boanerghes”
 
Brevi spunti per la riflessione
 
p. Stefano Cogoni
 
 Convento Frati Minori Sassari - 26.01.2015
 
 
 
 
Bentornato caro/a amico/a!
 
Ci troviamo a concludere ed a fare il punto della situazione sulla 3° Beatitudine: “Beati i miti perché erediteranno la terra”; non faremo una sintesi degli incontri precedenti ma oggi, aiutati dallo Spirito Santo, tracceremo una strada sicura e già battuta da Gesù, oggi sapremo quale obiettivo raggiungere e come farlo.
 
L’immagine da cui vorrei partissimo ci viene proposta dal salmo 36:  “Non adirarti contro gli empi, non invidiare i malfattori. Come fieno presto appassiranno, cadranno come erba nel prato. Confida nel Signore e fa il bene, abita la terra e vivi con fede. Cerca la gioia del Signore, esaudirà i desideri del tuo cuore. Manifesta al Signore la tua via, confida in Lui: compirà la sua opera; farà brillare come luce la tua giustizia, come il meriggio il tuo diritto. Stà in silenzio davanti al Signore e spera in Lui; non irritarti per chi ha successo, per l’uomo che trama insidie. Desisti dall’ira e deponi lo sdegno, non irritarti: faresti il male, poiché i malvagi saranno sterminati, ma chi spera nel Signore possiederà la terra. Ancora un poco e l’empio scompare, cerchi il suo posto e più non lo trovi. I miti invece possiederanno la terra e godranno di una gran pace.
 
Nel linguaggio ebraico, il mite, vuole richiamare una persona incurvata, sottomessa, dipendente; non richiama solo un’immagine ma propone un’azione concreta che è quella del dare testimonianza, dare l’esempio. Allora rifacendoci al Salmo 36 possiamo dire che il mite è colui che non si vendica dei malvagi, non si irrita di fronte alle avversità, non risponde al male ma si orienta verso Dio.
 
Allora che cosa è la mitezza?
 
È un atto di volontà che porta ad un azione concreta, è un percorso educativo che va scelto, che ci porta a disarmarci, a svuotarci per caricarci della vita altrui.. è un dono e come tale va condiviso. La via chiamata “mitezza” ti porta inevitabilmente fuori da ciò che sei, dalle tue abitudini sbagliate, dai tuoi comportamenti disequilibrati, dalle tue ipocrisie, dalle tue immaturità per farti essere un uomo/donna di Dio maturo/a nella fede. Devi scegliere di “Svestire l’abito vecchio, per mettere il nuovo”.
 
Per comprendere meglio ci facciamo aiutare da un grande uomo, uno dei nostri padri nella fede: Mosè; forse non lo conosci o forse si.. è esattamente quello dei 10 comandamenti, del passaggio nel Mar Rosso, delle piaghe d’Egitto ecc… ma Mosè è molto di più di questo, lui è tutto ciò che succede ad un uomo quando decide che vuole accettare la volontà del Signore nella sua vita. La sua storia di abbandono e povertà intreccia quella della figlia del faraone che lo adotta e lo fa suo figlio, dandogli tutto ciò che una persona potesse materialmente desiderare in quel tempo.
 
Il Libro dei Numeri definisce Mosè come un uomo assai mite, ancora nel Libro del Siracide viene detto di lui che era mite, amato da Dio e dagli uomini ed il suo ricordo era benedizione; vedi, la vita di Mosè fu una vita concreta passata attraverso scelte, difficoltà, peccati ed ancora scelte. Il ricordo della sua madre biologica riaffiorò in lui quando vide un soldato frustare una schiava, quella donna era la sua vera madre. Egli uccise, si vendicò, compì azioni fortemente negative; ciò che vorrei comprendessi, però, è che la mitezza non esclude la nostra umanità ma è da quest’ultima che parte.
 
Non fare come molti cristiani d’etichetta che nel loro moralistico “mondo” dicono frasi del tipo: “è troppo comodo fare quel che si vuole e poi”, oppure “prima pecchi e poi piangi per l’assoluzione”; Dio è misericordia, Gesù è misericordia, lo Spirito Santo è misericordia e il progetto di Dio per l’uomo è un progetto di misericordia.
 
Perché Mosè che compì tante azioni negative, è riconosciuto addirittura come mite?
 
Saliamo qualche riga sopra, ricordi che abbiamo detto che per il linguaggio ebraico il mite  è immagine di un uomo che si curva, sottomesso, dipendente, che dà l’esempio? … ebbene quando il popolo liberato perse la “strada” , cioè quando deviò e si allontanò da Dio, costruendosi un vitello d’oro (un nuovo dio), causò in Mosè una profonda rabbia… sai quella che ti prende quando sei profondamente deluso, o tradito, o quando pensi di non poter far valere le tue ragioni, ecco quella rabbia lì. Lui divenne in quella esperienza profondamente umana un segno di mitezza, come:
 
1)      Interviene nel degrado del popolo e si assume la responsabilità (curvarsi);
 
2)      Ebbe compassione, non si vide migliore del popolo, non lo giudicò ma si mosse in prima persona per aiutarlo;
 
3)      Mosè aiutò il popolo a prendere coscienza, come il Sacerdote quotidianamente fa, con ogni figlio di Dio.
 
 
Il popolo rivestì di bellezza ciò che era un grande peccato di idolatria, si fece una statua d’oro da adorare, semplicemente perché non voleva attendere, non era mai pago di ciò che Dio gli donava.
 
Ti prego fermati, pensa a quante cose consideri scontate, quante volte sei nella fretta e l’ansia diventa il padrone che domina le tue decisioni, prega con me: “Gesù, perdonami per tutte le volte che mi lascio dominare da padroni (l’ansia, la fretta, l’ira, la lussuria, la gola, l’invidia ecc.) a cui lascio il potere sulla mia mente, corpo e cuore; Rinnova il mio Battesimo oggi, ora…io ti appartengo, Amen”.
 
Il popolo era libero ma non credette e si sottomise ad un vitello d’oro.. vorrei che ti ponessi una domanda:
 
Cosa non ti rende libero? Chi ti domina?
 
La tua immagine di libertà non è la stessa che ha Dio.
 
Mosè diventa intercessore come lo è oggi il sacerdote; la confessione infatti, attraverso il ministero sacerdotale, procura la Misericordia di Dio, procura una grazia di soddisfazione che cambia qualcosa in noi. Confessare i propri peccati e credere che Dio opera in quel momento attraverso il suo ministro vuol dire decidersi per il bene.
 
Mosè pur essendo di carattere forte si curva verso il popolo e si carica del suo peccato, ecco che qui il paragone diventa necessario, infatti Gesù pur essendo senza peccato, nel vivere la mitezza, si curvò e si caricò dei peccati di tutti gli uomini del tempo passato, presente e futuro.
 
Dove è che vediamo la mitezza di Cristo, sicuramente in 3 momenti principali della sua vita che ci è descritta nei Vangeli:
 
1)      Quando è tra i dottori del tempio, si sottomette a loro secondo la legge ma gli risponde con grande sapienza tantoché ne rimasero ammirati;
 
2)      Quando scaccia i mercanti dal tempio, non accetta il compromesso e la confusione tra le cose di Dio e le cose del mondo, Gesù scaccio gli operatori di questa commistione. Ricordi quando abbiamo detto che il mite non è un molliccio, un apatico ma un guerriero?;
 
3)      Quando è causa di dissensi, nel dire che era venuto a separare il padre dalla figlia, o ancora nel dire che chi amava padre, madre più di Lui non Gli era degno, oppure nel dire che a chi ha gli sarebbe stato tolto anche quello che aveva; in tutti questi episodi crea confusione e polemica ma perché? Gesù essendo mite era di conseguenza un uomo schietto e fermo. Il mite rende liberi.
 
 
Dovremmo chiederci, essere miti è segno di forza o debolezza?...pensaci, sono sicuro che la risposta è subito nata nel tuo cuore…
 
Il mite sa quale è il fine della sua vita, vive con uno scopo e vive nell’incomprensione di una società arrogante.
 
Il mite vive di consapevolezza e tu di cosa sei consapevole?
 
Vorrei aiutarti nel rispondere a questa domanda, pensa che un uomo mite è colui che è cosciente dei propri peccati ed in questo stato di veglia spirituale cammina verso l’incontro con Dio. Ancora, è una persona che affronta la decisione di amare che conduce ad una vita più responsabile; ma perché amare? Perché sempre amare?
 
Fratello/Sorella, Dio non è scontato e non vuole persone scontate. È possibile che tu ti comporti da vero cristiano ma non vivi secondo Dio, ci hai mai pensato? Che tu sia un ragazzo/a, un uomo/donna in cerca, un/a marito/moglie, un prete, una suora, un vescovo ecc. la domanda che oggi dovresti farti è: in tutto ciò che faccio io vivo secondo Dio? Cioè, cerchi di rispondere alle proposte della vita come farebbe Lui?
 
Il mite è saggio ed è forte, non è ambiguo, non torna nella condizione di peccato in cui viveva prima di conoscere Dio, si compromette, crea problemi e disagi ma non ricorre mai alla violenza cioè è terminale del male e, quindi, è uno strumento di pace.
 
Il mite non vuole compiacere e non scende a compromessi, va contro la tendenza di questo mondo del tuo mondo, del tuo cuore.
 
Il mite è un vero cristiano e per questo si compiace quando riceve una correzione da Dio ma è anche profetico cioè caratterizzato da un modo nuovo di vivere: il mite è testimonianza.
 
Il mite è immagine del piccolo, del semplice e sa comprendere il Vangelo; diventare come bambini significa consegnare il nostro passato e vivere nel presente, con una rinnovata fiducia nel futuro.
 
Scrive il Card. Martini: "Mitezza è la capacità di cogliere che, nelle relazioni personali che costituiscono il livello propriamente umano dell'esistenza, non ha luogo la costrizione e la prepotenza, ma la passione persuasiva, la forza e il calore dell'amore".
 
Allora dove sta la forza dell’uomo mite?
 
a)      Nel conoscere se stesso, sa cosa è Grazia e cosa no;
 
b)      Nell’accettare i propri limiti e quelli degli altri;
 
c)      Nell’accettare la propria condizione di uomo/donna;
 
d)      Nell’ accettare e soddisfare l’esigenza di andare incontro all’altro;
 
e)      Nell’aprirsi al sociale e quindi non vivere più di egoismo;
 
f)       Nel prendere decisioni basate sull’amore, spendendosi per questo e maturando in esso;
 
g)      Nel comprendere che non si può dipendere solo da se stessi;
 
h)      Nel considerarsi in cammino e quindi, nell’esercitare la mitezza.
 
 
 
 
Salute e pace.

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