Messaggio 12 - 190115 - San Pietro

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Catechesi Boanerghes
 

12° Appuntamento con le Catechesi per i giovani “Boanerghes”
 
Brevi spunti per la riflessione
 
Tempo di Natale
 
p. Stefano Cogoni
 
 Convento Frati Minori Sassari - 19.01.2015
 
 

 
 
Salute e pace caro/a amico/a!
 
Continuiamo la nostra riflessione sulla 3° beatitudine: “Beati i miti perché erediteranno la terra” (Matteo capitolo 5 versetto 5) e fin da subito vorrei che ti chiedessi una cosa… Quale reazione hai di fronte alle difficoltà?
 
Magari sei il tipo di persona che fugge, oppure in una situazione problematica ti chiudi, o fai finta che non ci sia, ecc.; come abbiamo imparato a fare fino ad oggi, quando cerchiamo risposte utili alla nostra vita, è nella Bibbia che dobbiamo cercare, ed è qui che vediamo Gesù che affronta una difficoltà enorme..Il racconto della Passione ci dice che è stato arrestato, di fronte a Caifa fu schiaffeggiato ed umiliato, fu schernito e sputato, fu frustato, gli misero una pesantissima Croce sulle spalle e lo costrinsero a salire ma non prima di averlo flagellato con crudeltà, fu inchiodato ed infine appeso, soffrì e soffrì molto. In tutti questi momenti Gesù avrebbe potuto chiamare i suo Angeli, dare ordine alle Schiere Angeliche che si sarebbero precipitate in soccorso per il Re dei Re ma… vedi, Lui non lo fece, Lui doveva dare testimonianza alla Verità e doveva fare la Volontà del Padre, aveva un progetto e lo portò avanti.
 
I progetti di vita spesso ci fanno paura ma in essi sperimentiamo quella condizione di incertezza e difficoltà che chiamiamo “prova”, questa ultima diventa educativa cioè ha lo scopo di tirar fuori il meglio di noi.
 
Penso a tanti cristiani che si definiscono tali ma poi si fanno una religione a loro immagine e somiglianza, non rispettano le regole e non vivono in modo equilibrato; vedi, essere cristiano, in modo autentico, significa seguire l’esempio di Gesù e prendere la Sua forma.
 
Come si fa ad essere miti?
 
Iniziamo con il dire che non si nasce tali, la mitezza non è nel dna ma si conquista, essa è un insieme di atteggiamenti (vedi l’11° catechesi) e si costruisce nella quotidianità. Allora per conquistare questa condizione di grazia bisogna essere persone libere, cioè che hanno capito l’importanza di liberarsi da ciò che non è utile, discernendo ciò che è essenziale da ciò che non lo è.
 
La persona che vive questo dono di Dio acquisisce esperienza nel presente che lo aiuterà nel futuro, non ricerca il successo, non è avido (non vuole tutto e subito / non ha fretta), non è ripiegato su se stesso, è un uomo/donna di fede, sa ed è convinto che la sua strada è stata già battuta da Dio, non si agita, è altruista ma soprattutto non vede nel suo prossimo un nemico.
 
Gesù si è reso mite ed entra a Gerusalemme su un asino, tutti lo acclamavano Re ma Lui si mostrò nella Sua essenzialità; la lusinga che il mondo Gli offriva in quel momento non poteva essere paragonata con la Gloria con cui sarebbe stato rivestito da Dio Padre.
 
Ti ho detto, la volta scorsa, che l’uomo mite è come l’albero del mango, il quale piegandosi dona i suoi frutti ma per essere tale deve avere delle radici e queste devono scendere in profondità nella nostra anima, esse si vedono nel nostro quotidiano ed affondano nella nostra storia di vita; senza un percorso cristiano non si può raggiungere la profondità della nostra anima e di conseguenza la mitezza di Dio.
 
La mitezza è un percorso, è un lavoro di svuotamento da tensioni interne che ristagnano dentro di noi e che sono derivanti dalla nostra famiglia di origine; questo cammino interiore ti porta ad andare in profondità e presuppone la capacità di gestire un’emotività che abbiamo dentro e da cui spesso ci facciamo controllare; ti accorgerai che un giorno dopo l’altro, la rabbia e la vendetta che erano in te si trasformeranno in accoglienza e perdono.
 
Hai qualcosa da compiere caro amico/a, c’è qualcosa da superare nella tua vita e l’errore più grande che potresti fare sarebbe quello di giustificarti. S.Bernardino da Siena disse: “Entra in una mansuetudine criminale”, cioè debella i germi della cattiveria che si nascondono nel tuo cuore.
 
La mitezza è una vocazione, se la vuoi sperimentare, se la vuoi abbracciare e vivere allora ti devi esporre e devi dare testimonianza come Gesù la diede prima di te; ricordi? Non chiamò gli angeli in suo soccorso ma disse “Padre, sia fatta, non la mia, ma la tua volontà” e salì perchè Lui sperava e credeva nelle Promesse di Dio e nel Suo progetto.
 
La mitezza è capacità di dominarsi, la quale è frutto dello Spirito Santo che agisce in te, si si… in te, sei Tempio dello Spirito Santo in virtù di quel Battesimo che hai ricevuto e per la Grazia di salvezza che Gesù acquistò con la Sua Passione, Morte e Resurrezione; ti ricordi, all’inizio abbiamo detto che Lui salì per un progetto, perché credeva fermamente nella Volontà di Dio… ora vorrei che alla parola progetto sostituissi il tuo nome. Gesù Sali per Te, perché Dio credeva in Te.  
 
Il dominio di sé è un dono e come tale va chiesto, e lo Spirito Santo non mancherà di donarlo generosamente, tutto prenderà nuova forma e nuova vita ed i sentimenti negativi che un tempo albergavano in te inizieranno a cambiare, infondendo la voglia di donarti e questo ti porterà la felicità
 
La mitezza è un dono ed è nella preghiera che devi farne richiesta, non lo puoi guadagnare con le tue forze ma è frutto dell’azione dello Spirito di Dio che quotidianamente agisce in te.
 
Il mite è umile e non ingabbia lo Spirito Paraclito ma lascia che agisca in lui ridandogli equilibrio e facendogli comprendere di essere parte di Dio, di appartenere a Lui.
 
La mitezza è appartenenza, vedi questo è forse il punto più importante, quando riuscirai a consegnare l’esigenza di voler controllare e guidare tutto nella tua vita ed in quella degli altri, quando metterai da parte le tue esigenze per il tuo prossimo, le tue visioni di come devono essere le cose per la comunione e la pace, quando riuscirai a pregare dicendo: “Gesù io ti appartengo, non ho paura, compi in me la tua volontà, Tu sai ciò che fai ed io mi fido di Te”, allora caro  amico/a, solo allora sarai libero e sarai una persona mite.
 
Tu appartieni a Dio, perché sei Suo/a figlio/a infatti la mitezza recupera il dono della figliolanza e ci rende dipendenti da Dio, l’unica dipendenza che non ti porterà alla distruzione anzi, alla vita.
 
 
Più ci sentiamo figli e più avremo ciò di cui abbiamo bisogno, in un passo del Vangelo Gesù dice: “In verità vi dico: non c'è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi a causa mia e a causa del vangelo,  che non riceva già al presente cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e nel futuro la vita eterna” (Matteo capitolo 10 versetti 29-30)
 
E’ un’esperienza che ti deve portare a svuotarti ed a lasciare tutto ciò che è vecchio per riempirti di Dio e divenire un uomo/donna nuovo/a.
 
Scegli Dio, scegli ora… non aspettare.
 
Ti voglio salutare oggi e ti voglio benedire con le parole di un Salmo e chiedo al Signore che tu possa vivere la bellezza e  la grazia di essere mite, salmo 37: “I giusti erediteranno la terra e l’abiteranno per sempre. La bocca del giusto esprime parole sagge e la sua lingua parla con giustizia. La legge di Dio è nel suo cuore; i suoi passi non vacilleranno. L’empio spia il giusto e cerca di farlo morire. Il SIGNORE non l’abbandona nelle sue mani e non lo condanna quando egli viene giudicato. Spera nel SIGNORE e segui la Sua via; Egli ti esalterà perché tu possieda la terra, e veda lo sterminio degli empi. Ho visto l’uomo malvagio e prepotente ergersi sul suolo natio ma poi è scomparso, ed ecco non c’è più; io l’ho cercato ma non si è più trovato. Osserva l’uomo integro e considera l’uomo retto, perché l’uomo di pace avrà una discendenza. Ma tutti i malvagi saranno distrutti; la discendenza degli empi sarà sterminata. La salvezza dei giusti proviene dal SIGNORE; Egli è la loro difesa in tempo d’angoscia. Il SIGNORE li aiuta e li libera; li libera dagli empi e li salva, perché si sono rifugiati in Lui.
 
 
Non aspettare più prega ora: “Gesù, sono io, tuo figlio.. ti appartengo, non ho paura, compi in me la tua volontà, Tu sai ciò che fai ed io mi fido di Te”.
 
 
 
 
Salute e pace.

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