Messaggio 11 - 120115 - San Pietro

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Catechesi Boanerghes
 
11° Appuntamento con le Catechesi per i giovani “Boanerghes”
 
Brevi spunti per la riflessione
 
Tempo di Natale
 
p. Stefano Cogoni
 
 Convento Frati Minori Sassari - 12.01.2015
 
 
 
Felice e Santo 2015 caro/a amico/a e bentornato/a!
 
Iniziamo questo nuovo anno e questo 11° incontro con una promessa che Gesù ci fa: “Beati i miti perché erediteranno la terra” (Matteo capitolo 5 versetto 5); ecco che con questa Parola iniziamo la 3° Beatitudine.
 
Chi può ereditare? Chi può avere in eredità tutta la terra? E poi di quale terra parla Gesù? Forse Israele? O l’Egitto? Forse intende tutto il mondo? Forse il Signore ci vuole promettere una rinnovata potenza, più autorità, più potere? E chi sono i miti?  Io lo sono? E tu?
 
Per rispondere a queste domande è necessario ascoltare ancora il Figlio di Dio quando dice: “Imparate da me che sono mite ed umile di cuore (Matteo capitolo 11 versetto 29)
 
Mi verrebbe da dire: “Ok, va bene, Signore e quindi? Non mi vorrai chiedere di diventare qualcosa che non sono o di soffrire per caso?”
 
Iniziamo con ordine, dobbiamo rispondere a due domande: chi sono i “miti” di cui parla Gesù ed a cosa Lui si riferisce quando parla di “terra”.
 
Allora vorrei che ascoltassi le riflessioni di un uomo che sicuramente conoscerai, il suo nome è Gandhi, egli dice:
 
Lo spirito della non violenza conduce necessariamente all’umiltà. Non violenza significa confidare
 
in Dio, la roccia del tempo. Se vogliamo il suo aiuto, dobbiamo rivolgerci a lui con cuore umile e
 
contrito. Dobbiamo agire esattamente come l’albero del mango, che si piega quando porta frutti. La
 
sua grandezza sta nella sua maestosa modestia.”
 
Ancora il Salmo 37 ci esorta cosi:
 
Stà in silenzio davanti al Signore e spera in lui; non irritarti per chi ha successo, per l’uomo che trama insidie. Desisti dall’ira e deponi lo sdegno, non irritarti: faresti del male, poiché i malvagi saranno sterminati, ma chi spera nel Signore possiederà la terra
 
 
Chi sono i miti?
 
Cominciamo con il dire che l’essere mite è una caratteristica fondamentale per la vita di ogni uomo, è uno stato di vita che si può osservare a prescindere dall’esperienza di Gesù.
 
Ricercando e interrogandomi sul valore di questa parola sono andato a guardare quale significato gli viene dato nelle varie lingue, le principali, della terra; cosi ho scoperto che i miti in italiano e spagnolo vengono anche definiti “mansueti”, in francese sono sinonimo di “dolcezza”, in tedesco sono coloro che “non usano violenza”, in inglese il mite è “una persona gentile”.
 
E per la Bibbia? La mitezza non è mai considerata come un aspetto singolare ma è mite colui che è paziente nella quotidianità in cui deve esprimere dolcezza, affidabilità e gentilezza.
 
San Paolo nell’inno alla carità, che puoi trovare nella 1° Lettera ai Corinzi capitolo 13 versetti 4 -8, scrive:
 
“La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto,  non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine.”
 
Vedi, quando viene detto “Beati i miti” il Signore non stava parlando di persone molli, di persone remissive ma di “Guerrieri”, persone che combattono ogni giorno la battaglia contro la tentazione di essere orgogliosi, iracondi, invidiosi, maliziosi, parolai, apatici, violenti, disequilibrati, sfiduciati, inaffidabili, vendicativi, superbi, irrispettosi ecc.; ogni giorno tu, io e tutti siamo di fronte continuamente a delle scelte, a due vie… bene “il mite” ha capito e riconosce di essere debole, sa che la sua forza è in Cristo e nell’imitare le sue virtù, sceglie di rivestirsi dell’armatura di Dio.. per gli Ebrei il mite è colui che vive la sua vita ogni giorno in un atteggiamento di dolcezza, di fiducia.. è colui che esclude la stizza dalla sua vita.
 
Come si distingue quindi un mite?
 
Per l’Antico Testamento si distingue di fronte ai malvagi, infatti è nelle persecuzioni che si vede il mite.
 
Ora vorrei che ti fermassi un attimo, pensa alla giornata di oggi… quali provocazioni hai vissuto? Non solo quelle che sono venute dall’esterno ma soprattutto dal tuo cuore e dai tuoi pensieri.
 
Il mite è uno uomo/donna deciso/a che sa ciò che vuole, è protagonista della sua vita e non la vive passivamente; dà valore ai suoi giorni e li rimette nelle mani di Dio perché portino frutto.
 
Ha trovato un equilibrio, non proietta sugli altri i propri malesseri e non è insicuro nel suo stato d’animo; pensa quante volte il tuo travaglio interiore causato da una qualsiasi cosa, rovina una serata con la tua/o fidanzata/a, tua/o moglie/marito, o crea tensione con i tuoi colleghi o con i tuoi genitori ecc., tutti questi sarebbero stati momenti preziosi che sono sfuggiti via.
 
Caro/a fratello/sorella tieni i piedi per terra con gli occhi rivolti al Cielo, a Dio e diffida da chi è tutto Cielo o da chi è tutto Terra.
 
Il modello di vita è Gesù e quello che ci vuole comunicare oggi è uno stile relazionale con noi stessi, con Dio e con gli altri:
 
Abbi il coraggio di ritornare in te stesso per guardare a ciò che porti dentro;

 
  • Non lasciarti condizionare dagli eventi, ricorda:       “Dio sa ciò che fa” e “Lui sa cosa ce nel tuo cuore”;
  • Fa i conti con Dio ed in Lui trova la risposta alle tue domande;
  • Si presente alla tua vita, non lasciarla sfuggire via, non svenderla al malumore, alla stizza, al litigio senza risoluzione, alla solitudine;
  • Non stare sottomesso, non dire sempre  “si” “si” per compiacere o per non avere problemi;
  • Vivi dentro un rapporto, la mitezza la puoi trovare solo li… innanzitutto con lo Spirito Santo che abita in te, non dimenticare che il tuo corpo, il tuo cuore e la tua mente sono il Tempio di Dio.
 
 
 
 
 
 
Vedi, io quando penso ad un mite penso a Gesù ma nel momento in cui mi rifletto su di Lui, mi viene da interrogarmi.
 
Il Cristo nel vivere la Passione e quindi la flagellazione, la derisione, l’umiliazione, i pestaggi, la fatica, la Croce l’ha fatto con estrema mitezza. Pensa, solo,  a quando veniva deriso e sputato, nel mentre gli mettevano la corona di spine e lo percuotevano con una canna… cosa deve aver pensato? Cosa avrebbe voluto fare? Te lo sei mai chiesto? E Tu cosa avresti fatto?
 
Ti prego prenditi qualche minuto, chiediamo allo Spirito Santo di venirci in aiuto in questo momento e di darci una vera coscienza dei nostri sentimenti.
 
Che fai quando qualcuno ti schiaccia?
 
Vedi Gesù riuscì a sopportare l’insopportabile perché viveva dentro una relazione, quella con Dio Padre e con l’umanità. Una relazione per essere tale ha bisogno di un solo elemento e cioè che le parti sperimentino la bellezza di amarsi. Gesù non è salito per fede, non è salito per potenza, non si è fatto inchiodare per la gloria ma solo per Amore. L’atteggiamento di mitezza l’ha guidato fino al Calvario e per Amore si è donato; ma se non avesse vissuto quella Relazione con Dio, se non avesse scelto di viverla, di condividere quel progetto di Salvezza e quindi anche di mettere da parte ciò che Lui era, non sarebbe mai salito.
 
Gesù scelse di donarsi completamente e tu scegli di donarti nel tuo matrimonio? Nel tuo fidanzamento? Nella tua situazione da single? Nella tua famiglia? Nel tuo posto di lavoro? Nella tua comunità parrochiale, associazione, movimento? Tu ti doni nel tuo rapporto con Dio? Tu ti metti da parte per far spazio all’altro?.
 
Spesso siamo cosi arrabbiati con la nostra storia che non riusciamo ad essere miti ma solo scontrosi e l’esserlo condiziona noi e gli altri, ci rende insoddisfatti di tutto… piano piano ogni cosa perde sapore, le persone ci allontanano e sperimentiamo la solitudine e la malinconia.
 
Se vogliamo veramente essere uomini e donne nuove, guerrieri di Dio dovremmo chiederci come lasciamo le persone dopo che le incontriamo, cosa lasci di te agli altri?
 
Cosa trasmetti alla gente?
 
Questo è l’unico test per capire come stiamo interiormente.
 
Rispetta la tua realtà, rispetta il tuo quotidiano quando entra in relazione con il quotidiano dell’altro..condividilo e valorizzalo; puoi farlo solo se cercherai di essere tollerante e gentile, dietro una persona scontrosa/stizzita/taciturna/orgogliosa spesso c’è una grande ferita.
 
 
Prima di concludere dobbiamo rispondere alla seconda domanda che ci siamo posti, che cosa intende Gesù con la parola “terra”.
 
Il tuo vivere nella mitezza non è fine a se stesso ma deve condurti nella tua storia senza fuggire, il Signore sapeva che stava andando a morire ma era certo che Dio l’avrebbe fatto Risorgere; l’aspetto della sconfitta è pedagogico, ci e ti serve per crescere, senza le piccole e grandi sconfitte non miglioreremo mai la nostra vita.
 
Ereditare la terra allora significa avere in dono LA VITA ETERNA.
 
Allora il Signore ti chiede oggi una cosa: “Vuoi cambiare”?
 
Gesù per dire il Suo “SI”            dovette svuotare se stesso, anche noi dobbiamo fare la stessa cosa.
 
Nel salutarti ti lascio al racconto di un Monaco, buona lettura:
 
 
Un monaco anonimo ha delle pagine di una grande penetrazione a questo riguardo. Parla da monaco, ma quello che dice non vale solo per i monasteri; porta l’esempio dei sudditi, ma è evidente che il problema si pone in altro modo anche per i superiori.
“Osserva, dice, anche per un solo giorno, il corso dei tuoi pensieri: ti sorprenderà la frequenza e la vivacità delle tue critiche interne con immaginari interlocutori, se non altro con quelli che ti stanno vicino. Qual è di solito la loro origine? Questo: lo scontento a causa dei superiori che non ci vogliono bene, non ci stimano, non ci capiscono; sono severi, ingiusti o troppo gretti con noi o con altri ‘oppressi’. Siamo scontenti dei nostri fratelli, ‘senza comprensione, cocciuti, sbrigativi, confusionari o ingiuriosi…Allora nel nostro spirito si crea un tribunale, nel quale siamo procuratore, presidente, giudice e giurato; raramente avvocato, se non a nostro favore. Si espongono i torti; si pesano le ragioni; ci si difende e ci si giustifica; si condanna l’assente. Forse si elaborano piani di rivincita o raggiri vendicativi…”.
I Padri del deserto, non dovendo lottare contro nemici esterni, hanno fatto di questa battaglia interiore ai pensieri (i famosi logismoi) il banco di prova di ogni progresso spirituale. Hanno anche elaborato un metodo di lotta. La nostra mente, dicevano, ha la capacità di precorrere lo svolgimento di un pensiero, di conoscere, fin dall’inizio, dove andrà a parare: se a scusa del fratello o a sua condanna, se a gloria propria, o a gloria di Dio. “Compito del monaco –diceva un anziano – è vedere giungere da lontano i propri pensieri”, s’intende per sbarrare loro la strada, quando non sono conformi alla carità. Il modo più semplice di farlo è di dire una breve preghiera o mandare una benedizione all’indirizzo della persona che siamo tentati di giudicare. Dopo, a mente serena, si potrà valutare se e come agire nei suoi confronti
”.

 
 
Salute e pace.

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