Cronaca conclusione rito San Salvatore - San Pietro

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Convento S. Rosalia, Cagliari
 

Domenica 6 Novembre 2016
 

Rito conclusivo della Ricognizione del Corpo di San Salvatore da Horta
 
 
 
           
Oggi, giorno di domenica, la chiesa di S. Rosalia nonché Santuario di S. Salvatore ha vissuto un altro evento straordinario, analogamente a quello del 19 del mese scorso, anzi anche più partecipato e coinvolgente. Infatti le reliquie di S. Salvatore e il corpo fittizio o manichino sono stati trasferiti, dalla stanza ove è avvenuta la ricognizione vera e propria e il trattamento conservativo, alla loro sede abituale, ossia l’altare del presbiterio. Questa ricognizione, effettuata sostanzialmente dal tecnico M.o Lineo Tabarin, ha comportato però significative novità. Innanzitutto è risultato che la porzione di osso ritenuto nelle precedenti ricognizioni osso ioide è invece cartilagine tiroidea, che i due femori sono integri per cui P. Diotallevi non può aver consegnato nel 1906 a Orta di Atella una porzione di femore, come lui ha scritto, ma altro materiale osseo, e che nel teschio vi è un ammasso di materia che potrebbe essere cerebrale, e su cui sono in corso analisi a Sassari.

Nei 18 giorni dall’inizio della ricognizione le ossa del Santo sono state inoltre disinfettate da microrganismi (batteri e micro-funghi), sottoposte a trattamento conservativo con adatta soluzione alcoolica, pulite e consolidate (impregnandole con soluzione a base di resina). Esse sono state incluse in un’urna di plexiglass (160 x 30 x 20 cm), disposte secondo la disposizione anatomica dello scheletro umano su un materassino anch’esso di plexiglass alto 5 cm, cui sono state legate con filo dorato servendosi di fori presenti sulla sua superficie (le vertebre sono state infilate in un cordoncino dorato). Dentro l’urna sono stati inclusi sali (gel di silice e altri) per assorbire l’umidità presente in essa. L’urna è stata poi riempita con gas argon, gas inerte che impedisce la vita, e quindi la contaminazione microbica e funginea. Sono stati preziosi collaboratori il Sig. Andrea Piras, tecnico polivalente che ha coadiuvato in tutto questo periodo il M.o Lineo (anche accompagnandolo ai vari negozi per l’acquisto dei materiali occorrenti), e le collaboratrici del Santuario la Sig.ra Giovanna Rosas e la Sig.ra Carla Pinna.

 
           Il trasferimento della nuova urna con le reliquie di S. Salvatore e del corpo fittizio ha avuto luogo alle 17.30. La chiesa era gremita (già all’apertura alle ore 16 c’era un gruppo di fedeli che attendeva fuori), tanto che diversi fedeli non sono riusciti ad entrarvi. Erano presenti il Custode fr. Salvatore Morittu, che ha presieduto la prima parte del rito e la successiva Messa delle ore 18, tutta la famiglia religiosa di S. Rosalia, tutti i religiosi di S. Mauro, fr. Simone di Quartu, fr. Giovanni Guglielmi, qualche sacerdote secolare e qualche frate cappuccino. Il coro S. Antonio di Quartu diretto da Gianni Caboni solennizzava con i canti il rito. L’urna con le reliquie del Santo, sostenuta da fr. Salvatore, fr. Arcangelo, fr. Luca e fr. Simone, è stata trasportata processionalmente attraverso la navata della chiesa fino alla porta di chiesa e quindi nel presbiterio, fra gli applausi calorosi della folla. Deposta l’urna davanti all’altare, dopo alcune preghiere (fra cui la Supplica), il Custode fr. Salvatore, assistito da fr. Arcangelo e fr. Simone e dagli altri concelebranti, ha presieduto la celebrazione della S. Messa, terminata la quale sono saliti all’altare l’Arcivescovo Mons. Arrigo Miglio, il Cancelliere-Notaio Mons. Ottavio Utzeri e gli altri componenti della Commissione appositamente costituita (vedi al 19 Ottobre), giunti per la chiusura della Ricognizione (l’Arcivescovo e il Cancelliere erano fino ad allora impegnati nell’apertura della Causa di Beatificazione di Suor Tambelli).

Il Cancelliere legge l’atto conclusivo della ricognizione. Quindi l’urna con le reliquie viene adagiata sull’altare e viene sigillata dall’Arcivescovo con quattro sigilli. I due operatori, il Sig. Andrea Piras e il falegname Sig. Aldo Collu, depongono l’urna con le reliquie dentro l’urna di bronzo dorato (alla quale sono stati sostituiti il piano metallico del fondo con uno di acciaio inox e i vetri con vetri cristallo antisfondamento).
 
Sostenuto da una portantina retta da frati viene infine portato in presbiterio, fra gli applausi della folla, il corpo fittizio o manichino di S. Salvatore, restaurato dal pittore Elio Pulli di Alghero, rivestito di un nuovo abito e un nuovo cingolo (con i precedenti si faranno reliquie), circondato dall’aureola d’oro del 1941 lucidata e sfavillante, con fra le mani il crocifisso e il giglio anch’essi rilucidati. Il corpo fittizio comprende anche l’urna di zinco che conteneva finora le ossa del Santo, urna che, conformata a busto umano, con due prolungamenti per l’innesto delle gambe di legno del manichino (restaurate, insieme con le braccia, dal falegname Aldo Collu di Quartu), costituisce un tutt’uno col manichino stesso. Esso era stato preventivamente adagiato su un’altra urna in plexiglass (180 x 31 x 20 cm), priva però della parete di fondo, sulla quale è stato portato all’altare. I due operai hanno provveduto a infilare tale urna, portante sulla faccia superiore il corpo fittizio così preparato, sull’altra urna contenente le reliquie, abbracciandola interamente a guisa di coperchio.

Tale urna più grande è stata rivestita superiormente (su cui poggia il corpo fittizio), sulle facce laterali e quella posteriore di broccato oro (confezionato dalla Sig.ra Lidia Piras di Quartu, sorella di Andrea, con la collaborazione della sarta Silvana Usai di Quartu e del suo marito Cenzo Orrù), ma non su quella anteriore, che risulta perciò trasparente e lascia vedere di profilo lo scheletro del Santo. Pertanto è stato eliminato il materassino su cui poggiava prima il corpo fittizio. Il capo del Santo poggia ora su un nuovo cuscino (confezionato e donato circa 2-3 anni fa dalla Sig.ra Emma Perrotta di Orta di Atella), mentre sono stati eliminati (e conservati) gli altri cuscini, così come la bambagia fra cui erano avvolte le ossa. Infine la grande urna di bronzo dorato viene chiusa, ma non sigillata (nei giorni successivi si faranno dei ritocchi alla disposizione del corpo fittizio e all’abito). L’Arcivescovo Mons. Miglio tiene un breve discorso di circostanza e impartisce la benedizione. Segue l’invasione dei fedeli nel presbiterio per vedere (e toccare!), rendere omaggio e pregare il Santo.


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